Posted by: planetk | Maggio 17, 2008

Come organizzare un evento sul web usando plazes.com

Avete mai avuto il desiderio di conoscere cosa “faranno” i vostri amici? Se già potete sapere cosa “fanno” con twitter e jaiku, con plazes la vostra curiosità si spinge al futuro. Plazes.com è un social-network che permette a tutti di poter monitorare le persone, le attività, i luoghi della propria vita.

Il servizio ti permette di scoprire cosa faranno gli altri iscritti e vedere cosa accade in luoghi differenti. Gli utenti possono far conoscere il posto in cui si trovano, cosa stanno facendo e quali sono i loro piani per il futuro. Queste informazioni possono essere postate sia tramite il sito che tramite il telefono cellulare (via SMS). Gli utenti possono anche unirsi a gruppi per rimanere informati su quello che faranno i propri amici o su quello che di bello succede nei posti favoriti.

Tags: , , , , , , ,

Sono finiti i tempi di frontpage, oggi per costruire un sito web semplice ma con un grafica accattivante basta davvero poco, molti siti offrono la possibilità di farlo con pochi click del vostro mouse.

Weebly è un sito che permette di creare siti e pagine con skin personalizzati e contenuti in widget. Gli utenti possono inserire con un semplice drag-and-drop immagini, testo, video e google maps. Si può anche tenere un blog inserendo il link nella barra di navigazione principale del sito. Può essere monitorato il traffico degli accessi alla vostra pagina attreverso la dashboard di weebly. Il sito utilizza una piattaforma Ajax che consente di spostare con un click del mouse contenuti da una parte all’altra del sito.

Wix consente invece di creare siti in flash, il suo utilizzo è più complicato ma consete di ottenere un grafica maggiormente accattivante e giovanile. E’ facilissimo da usare e ha una grafica caramellosa e pesantissima… consiglio di utilizzarlo csolo con computer potenti. E’ ancora in beta e la registrazione può essere fatta solo su invito.

Altri siti che permettono di creare il proprio sito possono essere: Google Page Creator, Synthasite, Jimdo, Sampa, Squidoo, Webnode.

Tags: , , , , , , , , , , , ,

Posted by: planetk | Aprile 29, 2008

Laboratori Woz al Ballarò

Posted by: planetk | Aprile 25, 2008

I’m feeling…

Padiglione Svezia e Norvegia alla Biennale di Venezia.

Tags: , , , , , ,

Posted by: planetk | Aprile 23, 2008

Passport #2. L’arte contemporanea a Palermo.

Ai CANTIERI CULTURALI ALLA ZISA

L’Accademia di Belle Arti di Palermo ha inaugurato venerdì 18 aprile alle ore 18.30, presso i Cantieri Culturali alla Zisa, una ricognizione dedicata ai giovani artisti emersi negli ultimi 4-5 anni e a quanti, ancora in fase di studio, sono già pronti per essere presentati al pubblico. Passport # 2 è un progetto che risponde all’esigenza di restituire in modo articolato la vivacità della ricerca prodotta in seno all’Accademia, ma soprattutto di offrire uno spaccato significativo di una buona parte della scena artistica palermitana emergente, che attende di entrare in dialogo con il più ampio panorama nazionale. La mostra fa parte de Le Officine dell’Arte, un ciclo di eventi e progetti culturali realizzati in collaborazione con il Comune di Palermo Assessorato alla Cultura ideati dal direttore dell’Accademia prof. Umberto De Paola.

Ecco i nomi degli artisti invitati alla mostra, alcuni attivi già da qualche anno, con partecipazioni ad eventi sia pubblici che privati, altri agli esordi: Giuseppe Adamo, Luna Amato, Giuseppe Buzzotta, Samuele Calabrò, Francesco Caronia, Agnese Cascio, Gabriella Ciancimino, Carlo Cislaghi, Gianluca Concialdi, Stefano Cumia, Luca De Gennaro, Emanuela Di Pisa, Francesco Fontana, Michela Forte, Lorena Galati, Linda Glorioso, Aurelio Gurreri, Stephan Kantor, Laboratorio Saccardi, Claudia La Neve, Francesco Lo Iacono, Federico Lupo, Oriella Maggio, Fania Moscato, Luca John Nash, Carmelo Nicotra, Lorenzo Passanante, Vincenzo Pisano, Linda Randazzo, Sasvati Santamaria, Igor Scalisi Palminteri, Vincenzo Schillaci, Gianluca Scuderi, Giovanni Sortino, Vito Stassi, Francesco Tagliavia, Giovanni Tedesco, Caterina Valenza, Fabio Zammito, William Marc Zanghi, Michele Zingales.

___________________________________________________ Organizzazione : Accademia di Belle Arti di Palermo, Comune di Palermo Luogo : Palermo, Cantieri Culturali alla Zisa. Via Paolo Gili 4 Periodo : dal 18 aprile al 30 maggio 2008 Orari : dal martedì al sabato dalle ore 16,00 alle 20,00

Tags: , , , , ,

Posted by: planetk | Aprile 23, 2008

Quanto sono intelligenti i lettori del mio blog

Secondo il test di blog readability test i lettori del mio blog sono proprio dei geni!!!

blog readability test

Thanks to Catepol

Posted by: planetk | Aprile 20, 2008

Grandi esempi di puro bigottismo paesano cattolico!

  1. “quello che ti auguro di vero cuore è che nella vita non ti succeda mai di essere scritto in un libro,come indagato. Perchè,nel momento che questo possa accadere sia nella tua vita,che in qualcuno molto vicino a te,credo che in pochi avranno misericordia nei tuoi confronti,se non hanno perdonato le tue insinuazioni. Che tu sei un ragazzo con delle qualità,fuori dal comune,non ci sono dubbi. Come non c’è ne sono, che anzichè usare le qualità che hai per per costruire,lo fai per distruggere. Permettimi di dirti,che non è in questo modo che possiamo aiutare il nostro paese,provincia,regione e nazione. Cioè,continuare a buttare fango su gli altri,o facendo uscire dall’armadii scheletri che qualcuno o loro stessi hanno riposto. A chi serve tutto questo? A chi porta utile? E poi tu sei sicuro di quello che dici? Nessuno può essere giudice degli altri,neanche chi lo fà per mestiere,se questi prima di condannare non conosce a fondo la verità. Verità che spesso non è quello che leggiamo sui giornali,o che attibuiamo a qualcuno.”
  2. “E tu parla,nessuno ti dice che devi stare zitto,ma parla per aiutare questo paese che tu reputi merda,e che io reputo il mio paese,dove sono nata e cresciuta e dove spero di morire se Dio vorrà. Parliamo invece, del bene che si può fare per la nostra alcamo,invitando anche lui, eletto dal popolo italiano ad essere:Il primo cittadino alcamese disposto a sacrificarsi per il bene dei suoi paesani. Portate a lui eletto, idee giovani,fatelo lavorare,aiutatelo a dare il meglio di se,collaborate per il vostro e per il suo bene. Appofittate del ruolo che ha a roma,non solo per ogni individuo,ma per il bene comune dei giovani e meno giovani alcamesi. Nel costruite un mondo migliore,si può anche sbagliare,o qualcuno può dire che lo fai solo per te,non importa,costruisci lo stesso.Solo in questa maniera si cresce,e si aiuta a crescere,non rimarcando il male altrui. Il patteggiamento lascia che se la sbrighi,chi lo ha fatto,anche perchè,non sappiamo perchè lo ha fatto.”
  3. “Non alludevo al lavoretto,e neanche di andare nella sua segreteria a leccargli il…..
    quando ho detto di farli lavorare. Cosa che non ho mai fatto,e quindi non mi sento neanche di consigliare ad altri. Alludevo a idee,per il bene comune dei giovani alcamesi. Alludevo a nuove iniziative,sia di lavoro,studi,ricerche,industrie…………
    Ho detto che sono alcamese,e lo confermo,.
    Come sono anche trapanese,siciliana,italiana,europea e mondiale.
    E non mi pare che ad alcamo viviamo poi cosi’ male, rispetto ad altri paesi del mondo.
    Anche se non abbiamo, le faveles del brasile e neanche le rangios del venezuela,come pure i grattacieli di new york o di hong kong,siamo ad alcamo un paese a mio avviso molto europeo a 50 km da palermo,una delle città più belle d’europa.Ma cosa vedete di diverso in altri posti,che qui non abbiamo? E’ ovvio che non possiamo avere la torre di pisa, il tamigi,la senna o le vetrine di amsterdam,ma non per questo siamo inferiori a loro. Non per questo non siamo europei o cittadini del mondo.”

Posted by: planetk | Aprile 19, 2008

Vita sotto assedio di un cronista a Palermo

GIUSEPPE D’AVANZO (5 settembre 2007)

Dice Lirio Abbate che il lavoro di cronista a Palermo o è accurato o non è. Lirio ha 37 anni, è redattore all’Ansa. Come tutti i siciliani “buoni”, come tutti i siciliani migliori, non è portato a far gruppo, a stabilire solidarietà e a stabilirvisi. Sono i siciliani peggiori quelli che hanno il genio del gruppo, della “cosca”, ricordava Sciascia. Sarà per questo, che Lirio se ne sta per conto suo e segue la sua strada anche se sa bene quale sarebbe il modo più conveniente per starsene in ombra, un po’ in disparte e in pace. Puoi sempre scivolare lento sulla superficie dei fatti e quindi “prendere atto”: prendere atto che quello è indagato per mafia; che quell’altro è stato rinviato a giudizio; che quell’altro ancora è sotto processo per favoreggiamento alle cosche; che la magistratura sempre “indaga a 360 gradi”.

Nessuno te ne vorrà. È il tuo lavoro e se fai il tuo lavoro con prudenza, senza eccessi, con mediocrità, nessuno salterà su contro di te. Però, dice Lirio, che ha una compagna e un bimba di dieci mesi, questo lavoro non è accurato, non è onesto perché non racconta quel che vede e sa: “Io so, noi sappiamo chi sono i mafiosi e gli amici dei mafiosi o i loro protettori. Non ho, non abbiamo bisogno di attendere una sentenza o la parola della Cassazione o un’inchiesta giudiziaria perché penso che, prima della responsabilità penale, sempre eventuale, ci sia una responsabilità sociale e politica accertabile. Se il deputato, il consigliere regionale, l’assessore, il primario, il professore universitario se ne vanno in giro con il mafioso è un fatto. Si conoscono, passeggiano sottobraccio, si baciano quando s’incontrano. È soltanto accuratezza non rinviare ai tempi di una sentenza quel racconto. È il mio lavoro dirlo ora, subito. Non sono una testa calda, non sono un estremista, sono un cronista e credo che il mio impegno sia stretto in poche parole: raccontare quel che posso documentare”.

Deve essere questa convinzione che ha fottuto Lirio. Alla vigilia delle elezioni amministrative (maggio 2007), il suo metodo di lavoro deve aver messo di cattivo umore qualche capintesta moralmente opaco. La sua certosina ostinazione a ricostruire la rete di complicità “borghesi” che, per 43 anni, ha custodito la latitanza di Bernardo Provenzano non deve aver migliorato l’umore di altri. Un giorno lo chiamano in questura e gli dicono che “non si deve preoccupare, ma che sarà protetto con discrezione”. Lirio si preoccupa, altroché. Cerca di capire. Capisce che sono in corso delle intercettazioni nel quartiere mafiosissimo di Brancaccio e in quelle conversazioni è saltato fuori che occorrono delle armi per fare “una sorpresa a quel rompicoglioni”. Dice Lirio che, in quei momenti, quel che ti sta accadendo ti appare del tutto sproporzionato. “In fondo, sei consapevole che il tuo lavoro, per quanto meticoloso e accurato, nella migliori delle ipotesi si avvicina, senza svelarla, all’autentica realtà delle cose. Ti chiedi qual è stata la frase, il dettaglio, il nome che può avere inquietato e non sai dirlo. Puoi forse immaginarlo, non averne la certezza. Così vai avanti. Fingi che non sia accaduto niente. Tieni per te l’angoscia, senza rovesciarla su chi ti è accanto. Tanto passerà”.

Non passa invece. Un giorno Lirio trova sulla sua auto “la lettera di un amico”. Lo invita “a stare attento”. In questura dicono che la minaccia è “molto seria”, che una scorta armata lo seguirà passo passo durante il giorno. Per un cronista andarsene in giro con uomini armati è molto buffo. Il lavoro ne è irrimediabilmente pregiudicato. Quale “fonte” accetterà di incontrarti? Quale fonte ti confermerà quel che non potrebbe confermarti? Devi fermarti all’ufficialità, al “prendere atto”. Dice Lirio che anche per questo, con la direzione dell’Ansa, decide di “staccare”, di venir via dalla Sicilia, di starsene qualche mese a Roma, nella redazione centrale.

Lirio è tornato a Palermo soltanto dieci giorni fa e quelli subito si sono fatti sotto. Nella notte gli hanno sistemato una bomba incendiaria sotto l’auto. Il quartiere della Kalsa bloccato per ore. Polizia a sigillare la zona; artificieri per disattivare l’ordigno; vigili del fuoco preparati al peggio; carri dei vigili urbani per spostare in fretta le auto che davano impiccio e, nei giorni successivi, il silenzio di Palermo. Un silenzio freddo, scrupoloso, amaro che lo imprigiona come in una bolla d’aria. Dice Lirio che non vuole parlare di “solitudine” perché gli sembra retorico e inesatto: se ne vergognerebbe.

“In quel che mi accade” sostiene Lirio “mi sento fortunato. Sento accanto a me l’amichevole presenza dei miei colleghi di redazione. La direzione dell’Ansa è premurosa. Polizia e magistratura di più non potrebbero fare per rassicurarmi. Ma, se si esclude questo cerchio protettivo, avverto l’indifferenza della città. Un sindacato di giornalisti ha diffuso un comunicato in cui si diceva, più o meno, che - è vero - Lirio Abbate è minacciato, ma è un affare che riguarda soltanto lui perché - tranquilli - i cronisti siciliani non corrono alcun pericolo. Si può? Quest’incomprensione collettiva è un grumo di veleno e di amarezza che aggrava l’angoscia peggio della minaccia di quei vigliacchi e non parlo di me soltanto, parlo delle decine di casi che, come il mio, si consumano ogni giorno in città, nell’indifferenza di una Palermo muta che quotidianamente “prende atto” di negozi bruciati dagli estorsori che non risparmiano i piccoli e piccolissimi esercizi e finanche i distributori di benzina. Una città dove, se ti portano via l’auto o la moto, sai a chi puoi rivolgerti - tutti sanno chi è il mafioso del quartiere - per fartela restituire dietro il pagamento di una cauzione, così la chiamano. È vero, l’iniziativa di Confindustria è straordinaria. Erano dodici anni che le associazioni antiracket invocavano un gesto, un passo deciso. Ora c’è una promessa. Vedremo con il tempo se alle parole seguiranno i fatti. Però, perché prima di mandar via chi paga il pizzo non si comincia a mettere fuori da Confindustria l’imprenditore condannato per mafia? Ce ne sono. Basta guardare a Caltanissetta”.

Dice Lirio che hanno ragione il capo dello Stato e il governo a chiedere che “la società civile” faccia la sua parte contro la mafia. È la parte del problema con cui egli sente di dover fare più dolorosamente i conti, oggi. “È un paradosso. Credi di dover fare in modo accurato il tuo lavoro di cronista per illuminare nell’interesse dell’opinione pubblica, di quella “società civile”, gli angoli bui e sporchi del cortile di casa. Poi scopri che sei un ingenuo. Nessuno vuole guardare da quella parte, in quegli angoli - no - preferiscono voltarsi da un’altra parte anche se stai lì a tirargli la giacchetta. E allora perché lo faccio?, ti chiedi. Perché infliggo a chi mi è caro ansia, paura, apprensione e, Dio non voglia, pericoli? Perché, mi chiedo, non ascolti chi ti dice: ma chi te lo fa fare, vattene da qui, vattene subito, non ti accorgi che non vale la pena?”.

La voce di Lirio sembra rompersi ora. Percettibilmente, il timbro diventa roco e trattenuto come di chi si sta sforzando di controllare un’emozione che forse è rabbia, forse è avvilimento o forse entrambe le cose. Dopo qualche secondo, Lirio dice finalmente: “Lo sai perché non decido di andarmene? Per onore. Sì, per onore! Non per il mostruoso, folle, ridicolo onore di cui si riempiono la bocca mafiosi deboli con i forti e forti con i più deboli, ma per quell’onore che mi chiede di avere rispetto di me stesso, che mi impedisce di inchinarmi alla forza e alla paura, di scendere a patti con ciò che disprezzo. Quell’onore che molti siciliani hanno dimenticato di coltivare”.

Tags: , ,

Posted by: planetk | Aprile 18, 2008

Foto della settimana!

Posted by: planetk | Aprile 13, 2008

il giorno del voto

@ suzukimaruti

Aveva appena fatto colazione, si era vestito e aveva fumato una sigaretta prima di lavarsi i denti. Quel giorno era un giorno speciale e il signor Murgolo lo sapeva bene. Si andava a votare! I suoi amici lo avrebbero aspettato fuori dal seggio e con la solita parlata si sarebbe passato un po’ di tempo. Intanto si preparava un piatto di pasta con le fave seguendo i canoni della sua povera madre defunta, avrebbe riscaldato la pietanza al suo arrivo. C’era sempre poco tempo per cucinarsi.

Il ritrovamento della scheda elettorale fu un’impresa da archeologo, speleologo o non so cosa. Nascosta dentro una tasca interna di un paio di pantaloni che non usava mettere più sembrava non voleva farsi trovare. Prese il volantino col suo candidato preferito, naturalmente quello che gli prometteva il lavoro, la felicità di una macchina nuova al posto di quella Tipo scassata che faceva fumo e rumore. Era stata dura trovarlo, non tutti oggi giorno fanno promesse che poi mantengono ma Caltaporetta sembrava il tipo giusto, e poi faceva parte del “gruppo delle Pesce Blob”. Non era il suo partito, nemmeno il suo schieramento, almeno però quello era forse il meno odiato tra i partiti opposti alla sua coalizione. Ma che si deve fare, il lavoro è lavoro e si deve pur mangiare nella vita.

Il signor Murgolo era eccitatissimo, una sensazione di liberazione lo stava quasi facendo svenire… ci voleva un bel caffè con due cucchiaini di zucchero. Il telefonino che aveva comprato sei giorni prima per scattare la foto al suo voto era stato messo in carica la sera prima, e poi nel taschino della giacca che aveva un buco, in un baleno il telefonino fu attratto dai rivoli del tessuto interno di quella giacca di tweed.

Arrivato alla sezione Murgolo era preoccupato, sapeva che i telefonini erano vietati all’interno della cabina ma quel nascondiglio era infallibile. Non avrebbero trovato quell’aggeggio nemmeno se lo avessero perquisito. Votò e cercò l’apparecchio per scattare la foto. Ci volle un secolo per trovarlo e poi indirizzarlo verso l’uscita. Sembrava una bolla d’aria all’interno di un palloncino pieno d’acqua. Imprendibile. Ma ci riusci… dopo sette minuti. Scattò, senti un “click” leggero, e uscì con aria baldanzosa. Naturalmente scrutatori e presidente lo guardarono con sospetto, fu una delle prime persone che votarono quella mattina, non si pote’ fare nessun paragone, ma quello di sicuro era il tipo che aveva raggiunto il record della lentezza.

Murgolo mangiò la pasta con le fave guardando il tg, cercava di carpire qualche informazione sul suo candidato. Niente, solo proiezioni, exit poll e cose di questo genere. Interviste a votanti e a scrutatori.

Quando i risultati furono conosciuti Caltaporretta stappò lo spumante in piazza. Aveva vinto! Era stato eletto! Alla regione… soldi a palate! Murgolo dopo sei mesi fu chiamato a lavorare per una sostituzione in un opera pia, quel telefonino se lo era già ripagato. Un mese con un contratto a tempo determinato, una busta paga di 1200 euro di cui lui, però, ne avrebbe preso solo 750. Lo fanno tutti si sa.

L’opera pia però è indebitata. Murgolo non ha ancora ricevuto il suo stipendio nonostante è già un anno che quel mese è finito. Ha deciso di non mangiare carne per questa settimana, deve comprare una mitica cesta di natale per ringraziare Caltaporretta. Avrebbe fatto a meno di inserire il cotechino se avesse saputo che era ritenuto troppo grasso dai Caltaporretta e dato ai cani.

(queste sono cose che succedono verosimilmente nel mio paese oggi… )

Older Posts »

Categories