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il giorno del voto

Aprile 13, 2008 · Nessun Commento

@ suzukimaruti

Aveva appena fatto colazione, si era vestito e aveva fumato una sigaretta prima di lavarsi i denti. Quel giorno era un giorno speciale e il signor Murgolo lo sapeva bene. Si andava a votare! I suoi amici lo avrebbero aspettato fuori dal seggio e con la solita parlata si sarebbe passato un po’ di tempo. Intanto si preparava un piatto di pasta con le fave seguendo i canoni della sua povera madre defunta, avrebbe riscaldato la pietanza al suo arrivo. C’era sempre poco tempo per cucinarsi.

Il ritrovamento della scheda elettorale fu un’impresa da archeologo, speleologo o non so cosa. Nascosta dentro una tasca interna di un paio di pantaloni che non usava mettere più sembrava non voleva farsi trovare. Prese il volantino col suo candidato preferito, naturalmente quello che gli prometteva il lavoro, la felicità di una macchina nuova al posto di quella Tipo scassata che faceva fumo e rumore. Era stata dura trovarlo, non tutti oggi giorno fanno promesse che poi mantengono ma Caltaporetta sembrava il tipo giusto, e poi faceva parte del “gruppo delle Pesce Blob”. Non era il suo partito, nemmeno il suo schieramento, almeno però quello era forse il meno odiato tra i partiti opposti alla sua coalizione. Ma che si deve fare, il lavoro è lavoro e si deve pur mangiare nella vita.

Il signor Murgolo era eccitatissimo, una sensazione di liberazione lo stava quasi facendo svenire… ci voleva un bel caffè con due cucchiaini di zucchero. Il telefonino che aveva comprato sei giorni prima per scattare la foto al suo voto era stato messo in carica la sera prima, e poi nel taschino della giacca che aveva un buco, in un baleno il telefonino fu attratto dai rivoli del tessuto interno di quella giacca di tweed.

Arrivato alla sezione Murgolo era preoccupato, sapeva che i telefonini erano vietati all’interno della cabina ma quel nascondiglio era infallibile. Non avrebbero trovato quell’aggeggio nemmeno se lo avessero perquisito. Votò e cercò l’apparecchio per scattare la foto. Ci volle un secolo per trovarlo e poi indirizzarlo verso l’uscita. Sembrava una bolla d’aria all’interno di un palloncino pieno d’acqua. Imprendibile. Ma ci riusci… dopo sette minuti. Scattò, senti un “click” leggero, e uscì con aria baldanzosa. Naturalmente scrutatori e presidente lo guardarono con sospetto, fu una delle prime persone che votarono quella mattina, non si pote’ fare nessun paragone, ma quello di sicuro era il tipo che aveva raggiunto il record della lentezza.

Murgolo mangiò la pasta con le fave guardando il tg, cercava di carpire qualche informazione sul suo candidato. Niente, solo proiezioni, exit poll e cose di questo genere. Interviste a votanti e a scrutatori.

Quando i risultati furono conosciuti Caltaporretta stappò lo spumante in piazza. Aveva vinto! Era stato eletto! Alla regione… soldi a palate! Murgolo dopo sei mesi fu chiamato a lavorare per una sostituzione in un opera pia, quel telefonino se lo era già ripagato. Un mese con un contratto a tempo determinato, una busta paga di 1200 euro di cui lui, però, ne avrebbe preso solo 750. Lo fanno tutti si sa.

L’opera pia però è indebitata. Murgolo non ha ancora ricevuto il suo stipendio nonostante è già un anno che quel mese è finito. Ha deciso di non mangiare carne per questa settimana, deve comprare una mitica cesta di natale per ringraziare Caltaporretta. Avrebbe fatto a meno di inserire il cotechino se avesse saputo che era ritenuto troppo grasso dai Caltaporretta e dato ai cani.

(queste sono cose che succedono verosimilmente nel mio paese oggi… )

Categorie: racconti