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Volevo dirle una cosa…

Agosto 23, 2008 · 2 Commenti

Volevo dirle una cosa…
dello scocciatore al ristorante o del maresciallo intransigente

La vita del cameriere, si sa, reprime. Non ci si può permettere di dire niente ai clienti, nemmeno quando sono loro a provocarti e se proprio devi rispondere occorre farlo nel modo più garbato possibile, avendo anche riguardo al tipo di soggetto che hai davanti. A volte i muri, essendo porosi, assorbono di più!
Volevo dire a quel signore che, a ridosso del 15 d’Agosto, si è presentato con famiglia e “ospiti” a seguito al ristorante dove lavoro che:

1- Non si può, uscendo alle 11 di sera, a stomaco vuoto, pretendere di poter arrivare al ristorante credendo di poter essere il primo a dover mangiare. Spesso la fame può giocare brutti scherzi e far diventare violenti, lo so. E’ giustificato se ha fatto 30 minuti a chiamarmi ininterrottamente, credendo di poter scavalcare tutti gli altri per prendere gli ordini.

2- Spesso gli errori capitano a chi se li va cercando al ristorante (vedi la tipica signora che fa mille peripezie, movimenti spastici, espressioni del volto tirate per non farsi sporcare durante la fase dello “sparecchiaggio”, che alla fine finisci per sporcarla sistematicamente… ma è lei che si fa sporcare, fa tutto da sola). Riconosco il mio errore: nella comanda ho scritto un 4 che sembrava 1.

3- E’ una grande mancanza di rispetto mettere in dubbio la serietà di un ristorante, facendomelo capire ogni volta che passavo vicino al suo tavolo, con facce schifate e nere e con frasette offensive. Avevate fame, lo so, la fame gioca brutti scherzi. Bisogna capire che c’è gente che lavora con umiltà e senso del servizio, sentirsi dire queste cose è brutto. Ma lei è un “Maresciallo”, forse lo può fare.

4- Alzare le mani… bè, che devo dire! Quando si parla, anche animatamente, non si strattona la gente, neanche fosse per far sentire le proprie ragioni. Significa “alzare le mani”. Avrebbe potuto usare una tecnica diversa: alzarsi ed andarsene seguito dalla sua famiglia e dai suoi “ospiti”. Sarebbe stato meno lesivo per tutti. Ma, lo sò, avevate fame, e alla fame non si comanda.

(Ho omesso una serie di altre volgarità che sarebbe scortese rendere nota)

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I Paradossi di Zenone di Elea

Agosto 23, 2008 · Lascia un Commento

Aristotele ci riporta due brillanti paradossi zenoniani contro il movimento, ammesso da quasi tutti gli oppositori di Parmenide (di cui Zenone stesso fu discepolo).
Particolarmente famosi sono:

L’argomento, detto della dicotomia, contro l’impossibilità per un ente in movimento di arrivare al
termine di un percorso, e l’altro, una variante del primo, che smentisce clamorosamente la proponibilità di una gara di corsa fra Achille, il “piè-veloce”, ed una tartaruga.

Nel primo caso, infatti,

“non è possibile arrivare all’estremità di un percorso, perché non è possibile percorrere in un tempo finito un numero infinito di punti. Prima di superare la totalità di una distanza data, tu devi superare la metà della distanza stessa; e prima di superare questa metà, devi superare la metà della metà. E così di seguito all’infinito, poiché in qualsiasi spazio dato si trova un numero infinito di punti e tu non puoi toccare un numero infinito di punti, l’uno dopo l’altro, in un tempo finito”.

Achille – afferma, sul filo della medesima logica, il secondo argomento – non supererà mai nella corsa una tartaruga, cui sia stato concesso un benché minimo vantaggio iniziale.

“Egli dovrà prima raggiungere il punto da cui la tartaruga è partita;
ma, nel tempo in cui egli farà ciò, la tartaruga si prenderà un
ulteriore vantaggio; Achille deve di nuovo raggiungerla, ma la
tartaruga ne approfitterà per avanzare ancora”.

A dispetto dell’evidenza sensibile, esisterà, dunque, sempre, fra i due concorrenti, una distanza destinata a ridursi ma non ad annullarsi. (se vuoi capire meglio i risvolti matematici, clicca qui)

Ne deduco che non potrò mai vincere una maratona.

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